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Nonostante il Cyberbullismo sia iniziato molti anni fa, la sua natura fluida lo rende un fenomeno difficile da definire, che si evolve con la stessa velocità con la quale si evolve il Web.

Ogni volta che cerchiamo una definizione esaustiva di Cyberbullismo ci perdiamo in un labirinto fatto di leggi e sotto-leggi.
Spesso sottovalutato, questo problema non è riconosciuto in tutti i paesi del mondo, ed è considerato in modi differenti a seconda della Cultura, dell Storia, degli episodi accaduti nel passato.
Di solito queste Leggi considerano l’aspetto pratico del fenomeno, in altri casi inseriscono il fenomeno all’interno della cornice più ampia del Bullismo.

Le Leggi contro il Cyberbullismo: la visione globale

La pagina inglese di Wikipedia (al 12 agosto 2016) preleva la definizione giuridica da USLegal.com del 5 Febbraio 2016 e definisce cyberbullismo come:

  • azioni che utilizzano le tecnologie dell’informazione e della comunicazione per sostenere un atto intenzionale ripetuto, e il comportamento ostile da parte di un individuo o di un gruppo, che ha lo scopo di danneggiare un altro o altri
  • uso delle tecnologie della comunicazione per l’intenzione di nuocere un’altra persona
  • utilizzo del servizio di Internet e delle tecnologie mobili, come le pagine web e i gruppi di discussione, nonché SMS di messaggistica istantanea e altre tipologie di messaggi con l’intenzione di danneggiare un’altra persona.

Se controlliamo “Cyber harassement” sul USLegal.com la definizione rimanda alla pagina di Cyberbullismo: appaiono essere la stessa cosa.

Il concetto ricorrente è la natura nociva del Cyberbullismo, un termine ampio per un problema altrettanto vasto.

La Legge si concentra sulla ripetizione del danno, rendendo la definizione più specifica.
Un atto isolato non è bullismo, per il quale è necessario un piano deliberato per danneggiare un bersaglio che può essere una persona fisica, un gruppo di persone, oppure un’organizzazione.

Il focus sulla tecnologia può creare confusione se consideriamo che solitamente il cyberbullismo è un’estensione del bullismo, nonostante i numeri del “Cyberbullismo puro” siano in crescita man mano che il nostro mondo diventa sempre più iper-connesso e le nuove generazioni diventano sempre più abituate all’utilizzo dei nuovi media.

Cyberbullismo e Bullismo: è davvero possibile definire un confine?

L’Internet of Things si sta spostando verso un Internet of All the Things, da un mondo iper-connesso ad una vita iper-connessa, dove realtà digitale e analogica si fondono in un’unica realtà.

In questo scenario complesso i nostri bambini incontrano i loro amici a scuola, poi creano un gruppo di WhatsApp, e ognuno di loro invita altre persone all’interno del gruppo.
Alcuni dei nuovi amici virtuali possono diventare offline amici, e invitare altri amici ad eventi o uscite.
Moltiplichi questo sistema per i molti altri canali che si intrecciano tra loro e pensi di avere compreso il punto, ma in realtà ti trovi ancora sulla superficie.
Un enorme pasticcio, o una semplice complessità da analizzare e imparare a gestire, a seconda di come preferisci vedere il fenomeno. La scelta è tua.

Quando mondo analogico e digitale si fondono e si dissolvono, come si può discernere cosa fa male ai nostri figli e cosa no?
Quando un ragazzo offende un amico nel mondo offline, e questo amico a sua volta si prende la sua vendetta su un canale sociale online diffamando il compagno, come possiamo stabilire cosa ha generato il danno?
L’analogico o il digitale?

E ti condivido una domanda più profonda: è veramente importante questa distinzione?

Tra Cyberbullismo e Bullismo: l’errore fondamentale

Così abbiamo Bullismo e cyberbullismo, e pensiamo che siano mondi diversi.
Questa è la dicotomia di noi adulti: vediamo ancora analogico e digitale come due mondi diversi.
Noi siamo nati prima del Web, abbiamo vissuto molti anni senza il digitale. Non siamo nativi digitali. Siamo Immigrati Digitali.
Noi sappiamo ancora discernere i nostri amici online dai semplici contatti online: sentiamo la differente qualità e intimità di questi tipi di rapporti.
Siamo consapevoli che le parole sono semplici parole, come l’offesa online che siamo in grado di spegnere semplicemente spegnendo il nostro dispositivo.

I nostri bambini non sono in grado di scegliere. Essi non hanno questa opzione, né il Nuovo Mondo dà loro la possibilità di alternative.
Sono nati in un mondo in cui il Web è parte integrante e integrata della Vita.
Internet è ovunque come l’aria che respiriamo ogni giorno.
Quello che succede on-line è reale quanto ciò che accade offline.
Le amicizie si rompono a causa di qualcosa che è successo con un ragazzo o una ragazza conosciuto/a on-line, e gli adolescenti si innamorano su Instagram prima ancora di entrare in contatto per telefono o in un incontro reale.

Il Cyberbullismo segue lo stesso andamento.
Le statistiche dicono che un atto di cyberbullismo è una naturale estensione di un atto di bullismo tradizionale nella maggior parte dei casi.

Allora che cos’è il cyberbullismo?
Dovremmo trovare una nuova definizione in grado di comprendere tutta questa complessità?

La difficile definizione del colpevole

La legge parla di “intenzioni” e “deliberazione”, un danno pianificato.
Analizziamo una situazione tipica.
Una ragazza registra un video divertente di se stessa e lo condivide con un amico.
L’amico trova la clip innocente così divertente che la condivide su un gruppo di WhatsApp.
A questo punto accade qualcosa di strano.
Un membro del gruppo condivide la clip su un altro gruppo e aggiunge una didascalia piccante che non riguarda la ragazza del video, ma la situazione in sé.
La didascalia è così divertente che un membro del nuovo gruppo condivide il video (insieme alla didascalia) su un altro gruppo.
I membri dell’ultimo gruppo non conoscono la ragazza del video, deridono la situazione e la didascalia e iniziano a commentare e condividere altrove.
Il grado di derisione aumenta ad ogni nuova condivisione e ben presto i commenti proseguono decontestualizzato.
Il video è diventato virale.
Il giorno dopo la ragazza si reca a scuola e si accorge che molti ragazzi e ragazze la stanno fissando e sussurrano tra di loro.
Lei non sa ancora perché.
Poi scopre cosa viene commentato riguardo al video.
Il danno ha inizio …

  • Dove è l’intenzione?
  • Dove si trova la deliberazione?
  • Chi ha fatto cosa?
  • Possiamo ancora individuare un colpevole? Chi?
  • Che cosa succede se il video presenta già di per sè connotazioni sexy o pornografiche?

La ragazza registra la clip in piena consapevolezza, la condivide su un gruppo di WhatsApp, e alcuni amici a loro volta la ricondividono altrove convinti che la privacy della loro amica è protetta, dal momento che nessuno dei nuovi spettatori conosce la ragazza.
Fin qui apparentemente nessun danno: la ragazza non è a conoscenza delle nuove conmdivisioni nè dei commenti, i nuovi spettatori non conoscono la ragazza e probabilmente non la incontreranno mai nella vita analogica.
Dopo alcuni passaggi il video hot è virale e ritorna nel mondo della ragazza come un boomerang, e le sue amiche riconoscono l’attrice.
La “privacy” è violata, e il danno ha inizio.

Ancora una volta: chi ha fatto cosa?
Chi è il colpevole?

Entrando nel Mondo Digitale

Eccoci nel Mondo Digitale.
Se stai sentendo confusione, allora stai prendendo consapevolezza della complessità del mondo che i nostri bambini stanno andando a vivere.
Il tuo Viaggio inizia qui.
Resta con noi: insieme cavalcheremo le montagne russe del digitale della nostra vita, e della vita dei tuoi figli.

Dr Ivan Ferrero
Psicologo dei New Media

Scritto da:

Ivan Ferrero

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