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X Factor è ormai alle porte. Il talent targato Sky sta per iniziare la sua fase calda e registra già solo per le audizioni più di un milione di spettatori. Considerato che parliamo di una pay per view (e già solo il fatto che anni fa dalla tv pubblica il format venne comprato da una tv a pagamento, diede la misura del successo dei talent), i numeri sono veramente da capogiro.

Cosa succede ad un adolescente che osserva questo genere di trasmissione? Proviamo a fare insieme una riflessione che possa essere interessante, ma soprattutto utile.

Prima però, cerchiamo di capire qualcosa di più sul “fenomeno”.

Agli albori del talento e i 15 minuti di celebrità

Così su due piedi, mi viene da dire che forse il primo a scoprire i talent fu il buon Corrado (te lo ricordi?). Io ero una bambina e negli anni ‘80 a casa mia si facevano grasse risate sul divano. Qualche volta si rideva meno e si restava a bocca aperta davanti a qualche virtuoso, con doti davvero eccezionali.

Il talento è qualcosa che non si può acquisire, volendone dare una definizione corretta il dizionario della lingua italiana lo definisce “capacità innata; disposizione naturale”. Personalmente, di fronte ad un talento grezzo, puro, vivace, vero, resto ammaliata. È per questo che guardo con grande piacere trasmissioni che ricercano talenti. Quando poi sono bambini o giovanissimi, per interesse anche professionale, la cosa per me si fa molto seria.

Al buon Andy Warhol alla fine degli anni ‘60, si attribuisce una frase che nel corso della storia a venire è stata più volte ripresa: “in futuro tutti saranno famosi per almeno 15 minuti”.

Nell’era dei talent è decisamente un concetto calzante, per non parlare dei social network che oggi tra foto, video da trasmettere in diretta e storie da condividere nel tempo di 24 ore, danno spesso e ai più la sensazione di poter essere in qualche modo famosi. A colpi di like e visualizzazioni, si sgomita e si ricerca la massima visibilità.

Insomma, questi talent servono? Sono educativi oppure no?

Amici, X Factor, The Voice of Italy, Italia’s got talent: proviamo a conoscere per giudicare

In principio fu Amici, il talent di Maria de Filippi: all’attivo da quasi 20 anni senza perdere un colpo, il talent che richiama alla memoria di molti la scuola del telefilm Saranno Famosi, ogni anno sforna talenti croccanti e in erba.

A mio modestissimo parere, nel corso degli anni ha perso molto diventando spesso teatro di liti, critiche, aggressività. Inizialmente erano uno contro l’altro ma tutti uniti, ora sono divisi in due squadre che si combattono all’ultimo passo o acuto.

Credo sia il talent in assoluto più seguito dai giovanissimi, che sui social e nello studio televisivo si scatenano, adoranti di questi ragazzi che diventano i loro idoli.

I primi vincitori ad oggi restano non pervenuti, a parte qualche ballerino assunto nel corpo di ballo della trasmissione. Di tutti quelli arrivati ad essere proclamati “il più bravo”, restano ancora attivi Emma, Alessandra Amoroso e forse Annalisa. Tre su circa 20 mi sembrano pochi, tu che ne dici?

Una trasmissione che nel suo ultimo anno ha registrato quasi 4,5 milioni di spettatori per la sua semi-finale e 4,8 milioni per la finale, considerata la mole di canali e trasmissioni di cui oggi si dispone, dimostra di essere più che attiva.

X Factor arriva molto dopo, anche lui negli anni si trasforma: rimane un talent che si occupa solo di cantanti, partito dai solisti negli ultimi anni ha visto anche l’arrivo delle band (personalmente mi chiedevo dal primo anno perché non ci fossero).

Un aspetto interessante della trasmissione, resta l’affiatamento e l’amicizia che si crea fra i talenti che, nonostante si sfidino considerando ne rimarrà solo uno, si supportano e spesso arrivano anche alle lacrime negli scontri diretti di eliminazione.
I suoi talenti sono forse maggiormente famosi e longevi pensando a Marco Mengoni, Giusy Ferreri, Noemi. Di molti altri, anche in questo caso, si sono perse le tracce.

Al momento, per le sole audizioni, registra circa 1,4 milioni di spettatori. L’ultima finale ha registrato 2,2 milioni di spettatori.

Passiamo brevemente per gli altri come The Voice of Italy e Italia’s got talent. Il primo si occupa anche lui di soli cantanti, il format vede i giudici scegliere “al buio” un cantante, possono ascoltarlo ma non vederlo. Per il resto il succo resta il medesimo, sfida all’ultima canzone fino a vedere un vincitore. A mia memoria, a parte il gran clamore suscitato da Suor Cristina, non ricordo vincitori famosi.
La finale ha registrato circa 2 milioni di spettatori che, per essere una prima serata su Rai due, vengono definiti miseri.

Italia’s got talent è una rivisitazione aggiornata della Corrida nostrana. Se ne vedono davvero di tutti i colori, spesso si ride moltissimo, a volte ci si commuove. Alla finale per la vittoria arrivano davvero personaggi virtuosi, possano essere cantanti, ballerini, attori, maghi, artisti di strada e chi più ne ha più ne metta.

La sua finale ha registrato 2,3 milioni di spettatori: considerando la provenienza da una tv a pagamento, sono davvero moltissimi.

Quindi, dobbiamo considerarli influenti?

Alla luce di tutti questi numeri direi, se sei d’accordo, che queste trasmissioni non vadano proprio sottovalutate. Possono piacere o meno, ma sicuramente hanno un impatto sociale. Immaginiamo quanto possano averlo per un adolescente o giovane adulto.

Probabilmente la faccenda è diversa per chi partecipa: recentemente mi sono imbattuta in critiche aspre e decise contro questi talent, le quali accusano di mercificare e illudere i ragazzi che partecipano, spesso molto giovani, e di “sfornare” personaggi su personaggi che poi realmente restano sulla cresta dell’onda il tempo di qualche mese o al massimo un anno, se non addirittura il tempo della trasmissione.

Ma a noi quello che interessa è l’impatto che possano avere su chi osserva da casa liti, lacrime, discussioni, lustrini e sogni che si realizzano o si infrangono.

Arriviamo al punto! Talent: sono educativi, formativi o meglio non guardarli?

Da che mondo è mondo, ci è stato sempre detto di guardare poco la televisione. Considerata diseducativa o un modo per “liberarsi” dei figli, oggi nelle famiglie con le quali ho a che fare vedo uno spaccato abbastanza netto: famiglie in cui si lascia guardare facilmente e famiglie nelle quali è quasi abolita, fatta eccezione per film della Walt Disney e brevi cartoni che intrattengono in attesa della cena.

Un recente studio della University of Montreal, afferma che trascorrere molto tempo davanti alla televisione espone un adolescente al rischio di isolamento sociale.

Sicuramente interessante per chi volesse approfondire, il report dell’Osservatorio Social Tv il quale afferma, in estrema sintesi, che in media 3 italiani su 4 passano più tempo davanti alla televisione e i pre-adolescenti 30 minuti in più rispetto al passato.

Nello specifico dei talent di cui ci siamo occupati fino ad ora, la faccenda si fa complessa se si considera che a guardarli sono pre-adolescenti e adolescenti, le quali menti sono influenzabili in una misura della quale spesso non abbiamo idea.

Un aspetto che può essere considerato importante, sono le storie dei partecipanti. Nella maggior parte dei casi sono ragazzi, anche giovanissimi, che hanno studiato molto e credono nei loro sogni e nelle loro possibilità.

Ragazzi che hanno fatto sacrifici, magari discusso con i genitori per inseguire e cercare di realizzare un desiderio. Ragazzi responsabili, “puliti”, con una passione sana e dediti a fare sacrifici che magari li porteranno al raggiungimento del loro sogno.

Il messaggio che solo attraverso questo si possa arrivare in alto, è lodevole ed educativo.

Credere in qualcosa di forte e che ci rappresenti, trovare una modalità sana e concreta di comunicare l’universo che ognuno di noi porta dentro, dimostrare lo studio e i sacrifici che ci sono dietro carriere e vittorie, è indubbiamente una caratteristica positiva: i ragazzi che partecipano arrivano in molti casi da anni di fatiche e ogni giorno studiano, si allenano, provano e si impegnano per migliorare.

Spesso si assiste anche a discussioni con mentor, tutor o giudici che siano, in cui l’aspetto educativo e formativo la fa da padrone. I casi in cui vengono rimproverati di non essere umili, di non ascoltare, di non impegnarsi, di non rispettare l’autorevolezza di chi si impegna per formarli, devo dire che non si sprecano e questo per un ragazzo giovane è di certo di buon esempio.

Ma cosa dire di contro del successo facile? È vero, ho raccontato di storie di studi pregressi, ma la televisione consente un salto di notorietà immediato e molto forte, che ha un impatto non indifferente su un ragazzo: cosa succede a quelli che partecipano e poi spariscono? Secondo te un ragazzino di 11 o 13 anni, ad esempio, se lo domanda? O resta maggiormente affascinato dalle luci della ribalta delle quali un poco più che coetaneo ha goduto?

Mi viene da rispondere che non tutti abbiano la maturità per capire fino in fondo e che restare abbagliati può essere facile da adulti, figuriamoci da adolescenti o poco più.

La cosa importante potrebbe essere quella di riflettere sul “dopo”: non è forse una questione di successo, ma di visibilità. Il talent concede la possibilità di essere molto visibile in poco tempo, ma il successo vero è un’altra cosa.

Guardare uno studio televisivo o uno stadio gremito di persone che acclamano a gran voce il nome di un ragazzo che fino a due mesi prima non era veramente nessuno, ha senza dubbio un impatto psicologico. In un mondo dove anche i social network consentono una visibilità prima impensabile, il tutto può rischiare di rappresentare un cocktail esplosivo.

Arrivati a questo punto, cosa fare? Talent sì o no?

Dopo tutta questa analisi e questa riflessione, credo si possa dire che i talent, se ben sfruttati, siano un mezzo utile e potenzialmente influente in modo positivo.

L’aspetto formativo sia in termini artistici che personale, è indubbiamente presente. Il rispetto del proprio insegnante, di se stessi e del proprio talento, delle regole e il richiamo continuo allo studio e ai sacrifici da fare, sono aspetti da non sottovalutare.

Rispetto ai social, per esempio, dove spesso arriva un messaggio di notorietà facile alla cui base non c’è davvero nulla (vedi molti influencer della rete), il talent può ribaltare il concetto del successo molto facile.

Spesso però durante le trasmissioni, mi è capitato di veder passare in secondo piano l’arroganza o la mancanza di rispetto di alcuni partecipanti. In molti finiscono per fare critiche facili, dare giudizi inutili che pesano.
Il problema potrebbe essere la necessità di fare ascolti, gli interessi economici che si celano dietro le trasmissioni e i ragazzi.

Come avviene per molti risvolti nella vita, ci sono a mio avviso aspetti positivi e negativi: è certo che siano trasmissioni che i pre-adolescenti e i ragazzi possano guardare, ma resta fondamentale il ruolo dell’adulto che può coprire i vuoti e le lacune delle trasmissioni.

Guardarle insieme e sottolinearne gli aspetti positivi e formativi, qualora i figli ne siano molto appassionati, può essere una chiave di lettura interessante e un’opportunità anche per sondare ed indagare eventuali interessi e predisposizioni dei propri figli.

L’altro aspetto è la possibilità di riflettere insieme su quello che la vita può offrire e come prepararsi al meglio: Purtroppo nessuno regala nulla, i sacrifici sono necessari per avere successo o per costruirsi una posizione sociale sana e rispettabile.

Se è vero che qualche volta capitano i cosiddetti “colpi di fortuna”, è forse più vero quello che affermava addirittura Seneca: “La fortuna non esiste. Esiste il momento in cui il talento incontra l’opportunità”.

E poi, è sudore e lavoro.

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