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Insegnare l’Educazione Digitale ai nostri figli attraverso un libro? Missione possibile!

Sconfiggere il Cyberbulismo passa anche attraverso la conoscenza e una corretta Educazione Digitale.

Mentre è facilissimo spiegarla ai genitori e agli adulti in generale, spiegarla ai nostri figli è sempre una sfida: si rischia di apparire o troppo antiquati, oppure eccessivamente accademici.

Nel libro Cyberbulli al Tappeto, edito da Editoriale Scienza, e acquistabile presso la Amazon cliccando QUI, Teo Benedetti e Davide Morosinotto hanno colto questa sfida, e l’hanno vinta.

Il risultato è un libro molto chiaro e ricco di illustrazioni, dall’aspetto leggero come piace ai giovanissimi e allo stesso tempo completo e dettagliato come piace a noi adulti.

Abbiamo chiesto agli stessi autori come sia stato possibile vincere questa sfida.

Ciao Teo e Davide, iniziamo con la domanda di rito: chi siete, cosa fate nella vita?

Teo BenedettiTeo: sono un freelance barbuto che “fa cose e vede gente”. Sì, lo so, non si comincia mai un’intervista con questo tono ma è difficile spiegare in poche parole i miei campi lavorativi.
Comunque ci provo: sono un social media manager, un digital strategist, un grafico editoriale, un ghostwriter, un copywriter e uno scrittore – ovviamente barbuto – per bambini e ragazzi. Nonché un nerd a tutto tondo e fiero di esserlo!

Davide: sono un traduttore, un giornalista e uno scrittore di romanzi per bambini e ragazzi. E, soprattutto, un avidissimo lettore e videogiocatore e una persona iper curiosa (e sì, amo tantissimo viaggiare!)

Che cosa vi ha spinto ad occuparvi del Cyberbullismo, un tema che oramai pervade le vite dei nostri ragazzi, anche dei più grandi?

Davide: il Cyberbullismo è un male del nostro tempo, parente stretto del bullismo che entrambi – parlo di me e Teo – abbiamo vissuto sulla nostra pelle ai tempi della scuola media e che, purtroppo, perdura tutt’oggi. L’idea di creare un manuale di istruzioni che desse indicazioni pratiche e funzionali su come evitare certe situazioni spiacevoli, ci è sembrata l’opzione migliore.

Come vi è venuta in mente l’idea per il vostro libro Cyberbulli al tappeto?

Teo: io e il socio (Davide) viviamo praticamente inchiodati ad uno schermo, vuoi per i nostri lavori, vuoi per il puro gusto della scoperta e abbiamo notato che certe cose che abbiamo imparato – e “digerito” nel tempo – spesso non sono così scontate nella navigazione di tutti. Il rapportarsi ai social network, cosa raccontare e cosa mostrare di sè e soprattutto come interagire con il mondo 2.0 che altro non è se non una piazza gigantesca dove passano centinaia di migliaia di individui…per non dire “tutto il mondo”.

Il vostro libro potrebbe essere definito un vademecum sia per grandi che per piccoli, in cui spiegate non solo le basi della cybersecurity e della netiquette, ma descrivete anche i vari tipi di cyberbulli, i concetti di autodifesa attiva e passiva, e molto altro. Perché avete scelto proprio questo approccio?

Davide: come detto sopra, ci interessava fare degli esempi pratici, dare istruzioni oggettive che non demonizzassero l’ambiente 2.0 – che, per inciso, rimane a nostro parere uno strumento incredibile e dalle infinite potenzialità ma è comunque uno strumento – e che aiutassero a viverlo in tranquillità. Quei piccoli consigli insomma che si danno a chiunque quando mette piede in una città sconosciuta e vuole visitarla passo dopo passo scoprendo i luoghi più belli e cogliendo ogni sfumatura con attenzione.

Tra tutti i temi affrontati mi ha colpito molto il capitolo intitolato “Cyberbullo come me”, in cui spiegate come è possibile per i nostri ragazzi diventare cyberbulli oppure complici senza accorgersene. Quale suggerimento potete dare ad un ragazzo che dovesse scoprire di avere alimentato un atto di cyberbullismo senza che se ne rendesse conto? E per i suoi genitori?

Teo: il consiglio che diamo sempre è “che effetto ti farebbe dire a voce alta quella battuta che stai per scrivere online?”. Spesso dimentichiamo che nel mondo 2.0 mancano cose importanti come il tono della voce, il movimento del corpo e lo scambio di sguardi e, allo stesso tempo, non valutiamo la sensibilità della persona che c’è dall’altra parte. Dalle nostre parti (Toscana) esiste il termine bischero – che sta per stupidotto – ed è un termine che mio nonno usava sempre con affetto dal vivo. La stessa parola, infilata in mezzo ad un chat iper attiva di classe, può causare dubbi sul fatto che sia o meno una battuta o un nomignolo affettuoso e, di conseguenza, dar vita ad una vera e propria flame war di insulti. E da lì nasce quello che potremmo definire un atto di “cyberbullismo inconsapevole”. Se poi ci si rende conto di aver combinato qualche guaio, ammetterlo e chiedere scusa – sempre dal vivo! – è il modo migliore per appianare le cose.

Terminiamo con una autovalutazione: perché secondo voi un genitore dovrebbe leggere il vostro libro, e perché dovrebbe leggerlo insieme ai loro bambini?

Davide e Teo: perchè crediamo che il mondo 2.0, sia un mondo da studiare, capire e, di conseguenza, sfruttare le sue infinite possibilità sempre tenendo presente che la nostra vita lì non è un universo a parte ma l’esatta continuazione della nostra quotidianità. E se siamo abituati a guardare la strada ogni volta che attraversiamo, è bene imparare assieme come entrare tra le onde digitali con la maggiore serenità possibile.

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Cyberbulli al tappeto

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