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Cerchiamo di fare qui l’identikit dell’adolescente italiano medio.

Secondo l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia 2012, svolta da Eurispes e Telefono Azzurro, gli adolescenti mostrano una certa sensibilità nel comprendere la situazione di crisi della società italiana e le problematiche economiche delle proprie famiglie.

Questi adolescenti si dichiarano preoccupati per tali difficoltà economiche.
Hanno paura di non trovare lavoro da adulti e, probabilmente, consci che, nel contesto attuale, non sarà un’istruzione elevata a cambiare le difficoltà occupazionali che incontreranno, circa il 55% degli adolescenti che hanno partecipato all’Indagine, non si sentono preoccupati dalla possibilità di non permettersi in futuro di andare all’università.

Eppure, i genitori cercano di non far pesare sui propri figli le difficoltà economiche familiari, continuando a rispettare le esigenze dei propri figli. Sono convinti che ai propri figli non debba mancare nulla per non sentirsi inferiori ai propri coetanei.
Ecco il motivo per il quale i ragazzi di oggi vivono costantemente alle prese con molteplici strumenti tecnologici: smartphone, pc, ipod, playstation/xbox.
Strumenti che diventano il loro prolungamento identitario e senza i quali i giovani non riuscirebbero ad immaginarsi.

A ragazzi che comprendono le difficoltà economiche familiari e sociali corrispondono adulti che difficilmente comprendono le reali difficoltà dei giovani.
Ecco, allora, che solo 2 ragazzi su 10 hanno visto ridotta la propria paghetta.
Ma vi siete mai chiesti come spendono la propria paghetta questi ragazzi.
Come trascorrono il proprio tempo libero?
Completamente immersi nelle nuove tecnologie. Sono appunto definiti la generazione multitasking.

Hanno una mano sul mouse e davanti agli occhi lo schermo di un pc, con l’altra mano scrivono messaggi sullo smartphone, un auricolare porta ad un orecchio la musica e con l’altro orecchio ascoltano la Tv sintonizzata sul canale preferito.

I dati preoccupanti, però, non sono questi.
Quasi il 70% sono a rischio dipendenza da Internet.
Inoltre, al contrario degli adulti, i giovani preferiscono rendere pubbliche informazioni di carattere personale e privato.

Alla domanda “ti è mai capitato di trovare online…” i ragazzi hanno risposto: foto o video imbarazzanti che ritraggono i coetanei (40,1%), loro foto che per quanto non imbarazzanti non avevano ricevuto una preventiva autorizzazione ad essere messe online (32,2%), pettegolezzi o falsità sul proprio conto (23,6%), foto o video imbarazzanti che ritraggono altri adulti di loro conoscenza (20,8%), foto personali che hanno creato loro imbarazzo (20,5%), foto o video imbarazzanti riguardanti i loro insegnanti (17,5%), frasi che rivelano loro fatti personali (16,8%), video non imbarazzanti, ma che non avevano autorizzato a mettere online (16,6%) e video spiacevoli in cui erano presenti (11,1%).

Questo uso incontrollato di Internet espone gli adolescenti a rischi o situazioni spiacevoli, come il sexting.
Ma i giovani d’oggi sono a rischio anche di altre dipendenze, in particolare gioco d’azzardo e alcolismo.
Questi dati non possono prescindere dalle emozioni e dagli stati d’animo vissuti da questi ragazzi.
Ragazzi apparentemente felici e divertiti, ma costantemente alle prese con i sentimenti di noia, ansia, rabbia e solitudine.
Sentimenti che non sanno come gestire e che decidono di condividere raramente, per lo più con un amico e talvolta attraverso i social network.

Ciò che preoccupa e di cui la generazione adulta – genitori e professionisti tutti – dovrebbe iniziare ad occuparsi non sono le nuove tecnologie in sé, quanto la conoscenza e la gestione delle emozioni.

A questo punto, potremmo erroneamente incorrere nel rischio di demonizzare le nuove tecnologie.

Se lo facessimo, continueremmo a non focalizzarci sul vero problema: la costruzione nel tempo di un rapporto adulti-giovani, basato sulla sintonizzazione emotiva e sul rispecchiamento delle emozioni.

Ciò implica un cambio nella comunicazione, che da “comunicazione di servizio” (Come è andata a scuola?; Cosa hai fatto oggi?; Hai fatto i compiti?; ecc.) dovrebbe trasformarsi in “comunicazione verticale” (Come stai?; Cosa ti rende triste oggi?; Cosa ti fa arrabbiare?; Come sei stato a scuola?; ecc).
Senza una sintonizzazione emotiva e il rispecchiamento delle proprie emozioni da parte degli adulti significativi, nonché la presenza di regole chiare, i giovani non riusciranno a prendersi la responsabilità di costruire rapporti significativi con gli altri e preferiranno rifugiarsi lì dove non sentiranno le emozioni spiacevoli e negative. Che sia il gioco, una bottiglia di birra o un social network, cambia poco.

Il problema, dunque, non è il vuoto percepito dai ragazzi, ma il deserto offerto dagli adulti.

Occorre quindi non solo una corretta informazione dei rischi che corrono le nuove generazioni, ma anche un cambio di rotta da parte della società tutta che aiuti sia gli adulti che i giovani a comprendere, gestire e modulare le proprie emozioni.
Le uniche a poter contrastare i comportamenti devianti.

Fonti:
Indagine conoscitiva sulla condizione dell’Infanzia e dell’Adolescenza in Italia 2012, Eurispes – Telefono Azzurro
Nuovi adolescenti, nuovi disagi. Dai social network ai videogames, allo shopping compulsivo: quando l’abitudine diventa dipendenza, U. Mariani – R. Schiralli, Mondadori

Comments

  1. Vituzzo    

    Complimenti per l’articolo. C’è una frase che mi risulta un po’ strana: “consci che, nel contesto attuale, non sarà un’istruzione elevata a cambiare le difficoltà occupazionali che incontreranno”. Non mi risulta che l’istruzione sia ininfluente sulle opportunità di lavoro, anzi.

    1. Mariarosaria Imbimbo    

      Grazie per i complimenti!
      Concordo appieno in merito alle possibilità che l’istruzione consente di ottenere. Certo, però, che non può essere l’unico strumento per affermarsi. E qui intendo far emergere parti di sé che definiscono la propria identità.
      Dal quadro descritto nell’articolo emergono le difficoltà degli adolescenti, che talvolta celano o di cui non sono pienamente consapevoli gli stessi adulti.
      Il disinteresse dei giovani per l’istruzione potrebbe essere, dunque, una delle conseguenze di quei sentimenti che non riescono a gestire.
      Sono gli adulti che possono fare la differenza. Sono gli adulti – e intendo qui genitori e professionisti – che possono aiutare i giovani a trovare la rotta delle proprie vite, a definire la propria identità, a motivarli rispetto alle scelte di vita ed al futuro scolastico e lavorativo.
      Certo questo implica un ascolto empatico prima delle emozioni e sensazioni provate dagli adulti stessi.
      E’ impegnativo, soprattutto in società così frenetica.
      Ma noi siamo ottimisti, anzi mi correggo realisti. Perché nella realtà ognuno di noi – adulti- possiede le risorse per “stare” vicino a se stessi e alla “generazione multitasking”.
      E’ questione (anche) di allenamento.

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