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La scuola a prova di privacy, documento del garante del 7 novembre 2016, aveva dettato regole importanti che però, a ben guardarle, imponevano obblighi a tutti fuorché a lui.

Con la nuova legge sul cyberbullismo, la situazione si è ribaltata ed l’indice gli viene puntato: è il garante che deve avviarsi in ultima istanza, e con tempi rapidissimi.

Vediamo i dettagli.

Cosa sia il bullismo e la sua forma più moderna e pericolosa – quella che corre nel web – pochi ormai lo ignorano.
Arcinote anche le sue conseguenze, anche e soprattutto le più tragiche.
Insomma, stiamo parlando di una possibile causa di morte, nella forma che il codice penale chiama istigazione al suicidio.
Stiamo parlando di un numero indefinito di possibili vittime, qualunque sia la loro genere, livello di istruzione o situazione personale.
Stiamo parlando anche di un non conteggiabile numero di possibili cyberbulli/e che, nascosti dall’anonimato concesso da internet, possono commettere una serie di delitti puniti dal nostro ordinamento giuridico.

Di queste ipotesi così realistiche si occupa il testo appena approvato dal Senato dopo quattro anni di lavori nelle stanze del legislatore e di impegno divulgativo da parte di politici (la senatrice Ferrara in testa), psicologi, giuristi ed informatici.
Ma non regola tutto il fenomeno, e questo è importante da sapere perché, come in qualunque altro ambito ove si tocchi un diritto, una corretta informazione aumenta le possibilità di una difesa sollecita ed efficace.

Partiamo dalle basi: cosa e chi

Ambedue sono spiegate nella definizione.

È cyberbullismo: “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

Quindi questa norma si indirizza (solo) ai minorenni ma tutela anche i loro famigliari, eventualmente interessati dall’attacco.

Attenzione: non si introduce un nuovo reato o una nuova aggravante (come era nel testo emendato dalla Camera) ma restano operanti tutte le norme del codice penale, dalla minaccia agli atti persecutori, dalla diffamazione aggravata alle interferenze illecite.
Se commessi da soggetti di età compresa tra i 14 ed i 18 anni, affronteranno un processo davanti al Tribunale dei Minori, altrimenti opererà la giustizia ordinaria secondo le regole consuete.

La vera rivoluzione sta nei rimedi immediati

Sono ben due ( con una terza opportunità alternativa), e sopperiranno agli endemici ritardi della macchina giudiziaria.

Primo: si potrà azionare il meccanismo dell’ammonimento del Questore, già noto ( con annessi e connessi) in tema di Stalking che -in alternativa alla querela e nei casi più lievi- prevede la convocazione del bullo (purché sia a sua volta minore di età) accompagnato dai genitori con relativa ” ramanzina” giuridica e diffida a ripetere gli atti di cyberbullismo.
Non paiono previste conseguenze in caso di violazione da parte dell’ammonito, ma la prassi consoliderà certamente qualche rimedio.

Secondo: la vittima stessa, purché abbia compiuto 14 anni (e/o i genitori o esercenti la responsabilità sul minore) può inoltrare al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social media un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi altro dato personale del minore, diffuso nella rete internet.
Se non si provvede entro 48 ore, l’interessato può rivolgersi al Garante della Privacy che interviene direttamente entro le successive 48 ore.

Da notare che dalla definizione di gestore, che è il fornitore di contenuti su internet, sono comunque esclusi gli access provider, i cache provider e i motori di ricerca.

E questo apre subito un interrogativo…

A chi scrive allora la vittima?

Come fa a destreggiarsi tra queste definizioni e non perdere quegli attimi preziosi nel cui frattempo si possono moltiplicare gli “inoltra”?
I soggetti principalmente coinvolti da questa legge (la scuola, le questure ed il Garante privacy) dovranno organizzare e divulgare materiali informativi adeguati, magari appoggiandosi ad esperti della Polizia postale e dell’avvocatura.

In conclusione come ogni legge che punti alla protezione di soggetti deboli, alla meritevolezza degli obiettivi deve seguire la velocità e l’incisività con cui sia divulgata, in primis, ed applicata subito dopo.
Non deve restare un proclama.
Gli operatori devono mantenere la fiducia con cui i ragazzi si rivolgeranno per domandare aiuto.

Perché di cyberbullismo si può anche morire e il nostro mondo non può permetterlo.

D.ssa Alessia Sorgato, Avvocato

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