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Quando si parla di Educazione Digitale si pensa sempre alle piattaforme di Social Network.
Sebbene queste costituiscano una parte importante nella vita dei nostri figli, e di conseguenza anche riguardo ai rischi che i nostri ragazzi corrono in Rete, dobbiamo ricordare che esiste un’altra categoria di prodotti digitali a cui i nostri figli fanno largo riferimento nelle loro giornate: i videogames.

Eppure nei miei eventi di formazione di Educazione Digitale per i Genitori noto che spesso esistono profonde lacune e una grande confusione.
Questo è dovuto anche al fatto che i nostri figli cambiano spesso piattaforme, giochi, App, per cui per noi adulti risulta molto difficile rimanere costantemente aggiornati su questo aspetto della vita digitale dei nostri ragazzi.

La buona notizia è che, nonostante questi continui cambiamenti, è possibile raggruppare i videogiochi in categorie relativamente stabili che, una volta conosciute, ci permettono di fare maggiore chiarezza su quali sono gli strumenti digitali che i nostri figli installano sui loro dispositivi.

Ho così chiesto a Davide Morosinotto, co-autore di Video games – Piccolo manuale per videogiocatori, edito da Editoriale Scienza e acquistabile su Amazon QUI, di parlarcene più approfonditamente.

Quando si parla di Educazione Digitale e dell’uso consapevole degli strumenti tecnologici, solitamente si pensa ai social network. Perché per questo libro avete deciso di focalizzarvi sui video games?

Perché i videogiochi sono un universo sempre più grande, ancora in espansione.
E sempre più spesso stanno diventando (anzi, dovremmo dire che sono già diventati) degli ecosistemi complessi che li rendono veri e propri mezzi di comunicazione… o piattaforme di acquisto online di beni e servizi, da pagare con soldi veri.
Insomma, per usare una metafora, vent’anni fa i videogame assomigliavano a una partita di pallone al campetto sotto casa. Oggi invece ci troviamo davanti a giganteschi luna park globali. E nessuno abbandonerebbe un minore davanti all’ingresso di Disney World con una carta di credito in mano, dicendo: “tanto è un gioco, ci rivediamo qui questa sera”.

Secondo le vostre ricerche qual è il valore che i nostri ragazzi danno ai loro videogiochi, al di là dell’aspetto puramente ludico?

Il problema è proprio questo: spesso i ragazzi non vanno al di là dell’aspetto ludico. E questo è un danno prima di tutto per loro, perché i giochi sono fantastici (noi autori del libro siamo prima di tutto accaniti videogiocatori) ma per poterli apprezzare al meglio è utile conoscere anche come funzionano sul lato tecnico; quali sono le “regole” per giocare in modo produttivo e divertente, soprattutto online; quali sono le strategie più produttive per spendere bene il proprio budget; come gestire il proprio tempo libero; e come parlare di giochi con gli altri, perché le passioni, se sono davvero tali, prima o poi vanno condivise!

Perché un genitore dovrebbe conoscere anche le tipologie dei videogiochi che i loro figli giocano? Non basta conoscere le loro piattaforme social?

Ci sono due ottimi motivi. Il primo è che molti giochi, oggi, sono anche piattaforme social. Ovvero luoghi dove si possono incontrare altre persone, dai compagni di classe a perfetti sconosciuti che vivono dall’altra parte del mondo, e interagire con loro. In senso molto ampio: oltre a giocare insieme, è spesso possibile parlarsi a voce, o scriversi messaggi, o scambiare contenuti. Per questo è importante applicare a questi spazi online le regole di prudenza e di “netiquette”, cioè di galateo della Rete, che valgono sui “normali” social network.

Il secondo buon motivo è che, se una volta i giochi erano per lo più adatti “a tutti”, oggi esistono titoli e contenuti davvero per ogni fascia d’età. In certi ambienti, i videogiochi vengono ancora considerati come cose da ragazzini, ma oggi l’età media dei videogiocatori è di 35 anni, e il numero di giocatori ultracinquantenni è quasi pari a quello dei giocatori minorenni (dati sugli Stati Uniti d’America nel 2017). Come è ovvio l’industria offre sempre più titoli dedicati ai giocatori adulti: sono titoli bellissimi, che però hanno contenuti davvero non adatti ai più giovani.

L’unico modo per prendere una decisione informata è, appunto, informarsi.

Statistic: Age breakdown of video game players in the United States in 2017 | Statista

Il vostro libro potrebbe essere definito un vademecum per i grandi che spesso non hanno idea dei giochi che i loro figli installano sui loro smartphone. Come possono utilizzare questa consapevolezza per entrare in relazione con loro?

I giochi sono divertenti. Nascono per questo, ed è un aspetto che non va mai dimenticato. I giochi da sempre sono anche un modo per entrare in relazione con gli altri, rafforzare legami di gruppo e di squadra, creare complicità. Per questo il gioco può diventare un modo di passare il tempo e condividere momenti con i ragazzi. E una maggiore consapevolezza ovviamente permette anche di non rinunciare al ruolo principale degli adulti, che è quello di fare da guida e indirizzare sui prodotti più giusti e adatti alle singole predisposizioni, e all’età.

Un aspetto che mi ha colpito del vostro libro è che avete suddiviso i videogiochi nelle varie categorie, e per ognuna di esse avete descritto i rischi a cui i nostri ragazzi vanno incontro.
Trovi che esistano degli elementi in comune tra le varie categorie a cui un genitore dovrebbe fare attenzione? Quali?

Le modalità online: come dicevamo prima i videogame permettono a volte di entrare in relazione con amici vicini e lontani o sconosciuti, quindi è importante applicare le opportune prudenze (non rivelare mai la propria età, i propri dati personali, ecc.)

Le modalità di pagamento: ci sono giochi che costano grosse cifre, magari possono essere regalati per Natale o il compleanno, ma poi promettono decine di ore di divertimento. Altri non costano nulla, ma incentivano il giocatore a spendere regolarmente per ottenere potenziamenti, nuovi livelli, eccetera.
Ogni sistema ha i suoi lati positivi e negativi, conoscerli permette di non commettere errori in base alle proprie necessità.

L’età di riferimento: non tutti i giochi sono “per ragazzi”. E i giochi per adulti non sono davvero adatti ai più giovani. Spesso quando sui giornali si parla in modo negativo di videogiochi, il fattore scatenante è un gioco vietato ai minori finito nelle mani di un ragazzino o ragazzina. Ma con un po’ di attenzione si può evitare questo problema.

Quale suggerimento potremmo dare ai genitori riguardo a questo argomento?

Il più semplice è fare attenzione all’etichetta PEGI, un sistema di autoregolamentazione seguito da tutti i produttori di giochi europei, che per ogni titolo indica l’età minima consigliata e utili avvertente sui contenuti quali “gioco online”, “gioco d’azzardo”, “violenza”.

PEGI Pan European Game Information

Terminiamo con una autovalutazione: perché secondo te un genitore dovrebbe leggere il vostro libro?

Perché è divertente, speriamo. Può essere letto dagli adulti o dai ragazzi o meglio ancora da adulti e ragazzi insieme, può essere discusso e messo alla prova. Magari in una famiglia si può scoprire una passione nuova e un nuovo modo di passare insieme il tempo. Se fosse così, potremmo ritenerci molto soddisfatti.

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Video games - Piccolo manuale per videogiocatori

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