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Quando si parla di Educazione Digitale l’associazione con i ragazzini che utilizzano i loro smartphone ci viene naturale.
Ma avete mai considerato quanti adulti utilizzano questi dispositivi?
Siamo davvero sicuri che, come adulti, sappiamo utilizzarli con consapevolezza?

E’ ponendomi queste domande che ho incrociato il nuovo libro di Rosa Giuffrè, edito da Flaccovio Dario ed acquistabile qui, e mi ha colpito il titolo: Social Education.

Allora ho chiesto direttamente a Rosa perché è importantissimo parlare anche di Educazione Sociale, oppure alla socialità in Rete, e in che modo il suo nuovo libro può aiutare noi adulti ad acquisire quella consapevolezza degli strumenti di comunicazione digitali che ci permetterà di comprendere meglio anche la vita digitale dei nostri ragazzi.

Perché noi siamo l’esempio che i nostri ragazzi vivono tutti i giorni…

Rosa Giuffrè autrice del libro Social EducationCiao Rosa, iniziamo con la domanda di rito: chi sei, cosa fai nella vita?

Ciao Ivan, sono una Consulente per la Comunicazione Digitale, Autrice, Formatrice e Blogger. Mi occupo principalmente di accompagnare professionisti e imprenditori nel mondo digitale per far acquisire consapevolezza e raggiungere obiettivi di comunicazione e business.

Mi occupo di percorsi di formazione per aziende, associazioni; scrivo sui miei blog, per diversi portali, curo una rubrica su Millionaire, ho scritto due libri… insomma, diciamo che non mi annoio 😉

Che cosa ti ha spinto ad occuparti di Educazione Digitale, un tema che oramai pervade non solamente le vite dei nostri ragazzi, ma anche quelle dei più grandi?

Spesso la risposta è nella domanda… proprio per il motivo che scrivi, ma con una visione differente: mi spiego meglio. Il tema del digitale non ha mai coinvolto solo ed esclusivamente i ragazzi, ma anche gli adulti. L’errore, soprattutto con l’avvento dei social media, è aver sottinteso che fossero piattaforme solo per i più giovani. Il motivo è da riferirsi a resistenze classiche che si instaurano in una mente adulta (e qui certamente tu ben più di me sai cosa significa e quali meccanismi possono scattare!) come il rifiuto al nuovo perché ‘il vecchio è meglio’. Io l’ho voluta però chiamare con l’eccezione di ‘social education’ perché il mio focus riguarda qualcosa che non cambierà mai: il desiderio di relazioni sociali che oggi avvengono anche attraverso i social network.

Come ti è venuta in mente l’idea per il tuo libro Social Education?

Girando per fare formazione in aziende, istituti notavo che puntualmente venivo coinvolta in progetti che spesso sottintendevano conoscenze basilari come la gestione e la tutela dei propri profili social, della propria identità digitale, della propria presenza digitale. Invece cosa succedeva? Che manager e amministratori delegati compresi non avevano ancora assimilato questi concetti. A quel punto mi sono fatta una riflessione e mi sono detta ‘la colpa non è loro, ma di un sistema che, appunto, ha sottinteso che queste piattaforme da un giorno all’altro dovessimo essere capaci di usarle: cosa posso fare?’.

Da qui l’idea e il progetto che nasce e si rivolge a coloro che ho definito ‘Social- tardivi digitali’ in quanto trovo che la definizione data nel 2001 da Prensky sia ormai per alcuni aspetti davvero superata visto che i social hanno rimescolato le carte in tavola.

Il tuo libro potrebbe essere definito un vademecum per gli adulti che desiderano non solo comprendere meglio come si vive nella Rete, ma anche introiettare un modus vivendi basato sulla Netiquette adattata ai giorni nostri, ed essere quindi in grado di trasmettere questo buon vivere sui social media anche ai nostri figli. Perché hai scelto proprio questo approccio?

Io credo che non esista ‘reale-virtuale’ e chi continua a fare ancora distinzione non ha davvero compreso questa grande rivoluzione. Esistono due ambienti ormai integrati, quello online e quello offline nei quali è necessario apprendere regole dettate dalle piattaforme, ma anche dal buon vivere civile.

La figura dell’adulto consapevole in qualsiasi società è fondamentale, se questa figura manca nell’ambiente digitale, ( e se chi lo abita al posto di comportarsi da adulto scimmiotta un comportamento adolescente…) i ragazzi a chi possono fare riferimento? Occuparsi dei propri figli che ‘urlano’ il loro desiderio di attenzioni in ogni modo attraverso i social come potrebbe essere possibile se non conosco nemmeno questo ambiente?

Tra tutti i temi affrontati nel tuo libro mi ha colpito molto proprio il concetto di “Social Education” interpretato nel suo significato più profondo, ossia non solamente conoscenza degli strumenti tecnici e delle loro regole di utilizzo, ma anche quelle regole di vita sociali a cui facciamo molta attenzione nell’offline ma che spesso dimentichiamo nell’online. Quale suggerimento puoi dare ad un adulto che desidera approcciarsi ai suoi canali social con questo rinnovato punto di vista?

Di avere pazienza, perseveranza, di informarsi e formarsi.

Partiamo dalle impostazioni di privacy: quante volte le andiamo a verificare? Le conosciamo davvero tutte? Andiamo a leggere cosa ‘regaliamo’ alla Rete?

Dati, immagini, contenuti… siamo davvero sicuri che condividere ogni istante della nostra vita senza informarci su eventuali filtri o conseguenze può essere corretto?

La consapevolezza è il vero tema: io non voglio spingere nessuno ad aprire profili se prima non comprende il perché farlo e il come, così come preferisco sentirmi dire ‘ho provato, ci ho messo il naso, li ho compresi, ma ritengo che Facebook non è il social network per me, preferisco Linkedin’… ecco affermazioni come queste mi fanno capire che c’è stato uno sforzo per comprendere.

Altro tema è che spesso purtroppo si pensa che i cyber-crime coinvolgano solo adolescenti o ragazzi. Si parla di cyberbullismo? E allora avanti con la serata dedicata per i genitori così possono ‘lavarsi la coscienza’… Che errore! Il cyberbullismo è una pratica diffusa anche tra gli adulti che diventano feroci nella Rete. Parliamo delle truffe romantiche, di sexting, sextortion, di grooming, di phishing, di cyberstalking… se pensiamo, per convincerci che tutto va bene, che nessuno potrà mai cascarci incappiamo in un grave errore di presunzione. I dati diffusi recentemente anche dalla polizia postale sono allarmanti: parlano di ragazzi, ma anche di adulti.

Terminiamo con una autovalutazione: perché secondo te un adulto che utilizza già da tempo i social media dovrebbe leggere il tuo libro, considerando che sa già come utilizzarli e come funzionano?

Perché non è un manuale su come usare i social network o come aprire una pagina Facebook, ma è un galateo che evidenzia rischi e pericoli di atteggiamenti nei quali tutti indistintamente potremmo incorrere: tutti siamo sui social per creare connessioni e relazioni. Un conto è sapere come chiedere l’amicizia a un utente, un conto è comprendere il perché o meno farlo o il perché o meno accettare…

Saper guidare una macchina non corrisponde a conoscere le norme che regolamentano il codice della strada 😉

Ringraziando Rosa Giuffrè per la sua disponibilità, vi ricordo che potete acquistare il suo libro cliccando sull’immagine qui in basso.

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