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Il Trolling secondo la Boldrini e l’esempio da non imitare

In occasione del 25 novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, la Presidente della Camera dei Deputati Boldrini, spesso bersagliata su Facebook da commenti decisamente offensivi, ha preso in mano la situazione, ha prelevato alcuni di questi commenti e li ha ripubblicati sotto forma di screenshot con i nomi in chiaro.
La Boldrini nel post chiede retoricamente agli Italiani se quegli insulti potrebbero essere considerati libertà di espressione, ma risulta evidente che un effetto del gesto (voluto o non voluto non lo sappiamo) è quello di avere esposto le persone autrici di questi commenti.
Insomma a metterci la faccia e quindi a rendere pubblicamente conto del loro operato.

Un gesto apparentemente coraggioso, di una donna che finalmente decide di dire basta agli attacchi gratuiti (e spesso sessisti) contro le donne, e che ha deciso di fornire un esempio forte su come fare tacere i suoi assalitori.

Analizzando le mosse della Boldrini però ho notato delle falle, delle leggerezze, e un cattivo esempio che, se imitato dalle donne “comuni”, potrebbe esporle a gravissimi rischi.
Con un dubbio che rimane sullo sfondo ma sempre ben presente: siamo davvero sicuri dell’efficacia di un simile atto?

Procediamo con ordine.

E’ davvero Cyberbullismo?

Molti in Rete hanno iniziato a parlare di Cyberbullismo contro la Boldrini.

Con il termine “Cyberbullismo” intendiamo una serie di atti compiuti in Rete, reiterati e protratti nel tempo, che causano danni fisici e psicologici alla vittima.
Parliamo quindi di un’intenzione: il Cyberbullo compie un atto deliberato per ferire la Cybervittima, ed organizza una strategia mirata ad elevare l’efficacia dell’atto alla massima potenza.

Ci troviamo di fronte ad una pianificazione: spesso il Cyberbullo pianifica le sue mosse in anticipo, per cui la vittima, quando prende consapevolezza delle intenzioni del suo persecutore, si ritrova in un processo già avviato in precedenza, quindi anche in netto svantaggio rispetto al suo carnefice.

Il pedofilo che sotto mentite spoglie convince la ragazzina a farsi mandare una foto di lei a seno nudo ha già in mente tutto il piano: sfruttare quella foto per minacciare la ragazza e farsene inviare altre, che poi mostrerà ai genitori e agli amici della vittima.
Anche il solo fatto di avere creato un profilo falso per trarre la ragazza in inganno presuppone la presenza di un piano.

I ragazzi che si filmano mentre maltrattano un loro compagno di scuola, e poi condividono il video sui gruppi di WhatsApp, hanno un piano.
Hanno pianificato il luogo, il momento, hanno previsto che il cellulare che girerà il video dovrà avere la batteria carica e sufficiente spazio in memoria per contenere il video.
Molto probabilmente avranno già individuato i gruppi di WhatsApp a cui inviare la registrazione, e magari hanno già fantasticato sui commenti da allegare nella condivisione del file.

Un atto di Cyberbullismo inoltre prevede l’identificazione della vittima giusta, con tutta la ricerca che questo comporta.

Esaminiamo i commenti che la Boldrini solitamente riceve sul suo profilo Facebook, e facciamo fatica a trovare queste dinamiche.
Certamente ci possono essere degli aficionados, degli habitué che attendono in agguato il nuovo post per potere scaricare tutto il loro odio, ma quanti sono?
Quanta reiterazione c’è nei commenti di odio rivolti alla Ministra Boldrini?

Siamo di fronte a dinamiche che ricordano più il fenomeno del Trolling, ossia persone che entrano nei commenti di un post per minarne il clima, seminare ed esprimere il proprio odio.
Salvo casi particolari, il Trolling ha più il sapore dell’espressione di un disagio interiore che trova sfogo nel senso di libertà di espressione che il Web ci offre, complice il senso di distanza e di protezione offertoci dallo schermo del nostro dispositivo.
Anche la velocità con la quale un post torna ad essere invisibile contribuisce allo sviluppo di questo atto.

Le cause del Trolling contro la Boldrini

Come abbiamo appena visto il Trolling, come il più generico Cyberbullismo, è un fenomeno multi-fattoriale.

Cause emotive del Trolling

Essendo il Trolling l’espressione di un disagio interiore, possiamo andare oltre la superficie rabbiosa del gesto ed entrare nei vissuti del Troll.
Qui troviamo un mondo di frustrazione, senso di impotenza, desiderio di rivalsa nei confronti di una Vita che forse non sta andando come si vorrebbe.
C’è anche invidia nei confronti di una persona che mostra lati di sè positivi che il Troll sente mancare dentro di sè.
C’è anche frustrazione per l’impossibilità di ottenere questi aspetti positivi, siano essi una condizione economica che non ci obblighi ad avere costante paura del fine mese, una situazione famigliare senza pensieri, una relazione amorosa felice, oppure la promessa di un sesso realmente appagante.
Qui la vittima funge da specchio: attraverso di lei il Troll si rende più consapevole del dolore della sua vita e, di fronte all’impotenza di situazioni non dipendenti da lui, trova come unica soluzione quella di distruggere lo specchio (ossia la vittima).
In quest’ottica non vedere i mali della propria vita illude la persona di non sentirne il dolore.

Cause cognitive e neuroscientifiche del Trolling

I nostri movimenti interiori generano energia che vuole esprimersi, in un modo o nell’altro.
Reprimerli significa convivere con una pentola a vapore destinata ad esplodere prima o poi.
I moderni mezzi tecnologici, soprattutto i Social Network, offrono un facile canale di espressione di questi movimenti.
Sono canali utilizzabili in ogni momento della nostra Vita grazie ai nostri smartphone che sono costantemente con noi.
Per scrivere e condividere un nostro vissuto basta un semplice click, e questo porta ad una compulsività della condivisione per cui noi non siamo più in grado di trattenere un’emozione, ma sentiamo un bisogno immediato di condividerla e renderla pubblica, quindi di esprimerla.
La compulsività è alimentata anche dal design stesso delle piattaforme, che guadagnano grazie alle interazioni tra gli utente, e che quindi hanno enormi interessi a spingerci a pubblicare e commentare il più possibile.
E’ stato dimostrato che se si inserisce un secondo passaggio prima della pubblicazione del commento, una sorta di “sei proprio sicuro di volerlo condividere?”, il tasso di commenti negativi può ridursi fino al 93%.

Cause sociali ed epidemiologiche del Trolling

Il disagio del Troll non è solamente personale, ma può essere anche sociale.
Ciò che noi assistiamo nel nostro quartiere, nelle persone che conosciamo, ci coinvolge ed entra nella nostra Anima.
L’Essere Umano è un animale sociale e fortemente empatico.
La rabbia, il dolore, la disperazione delle persone con le quali entriamo in contatto, fisicamente, virtualmente o mediaticamente, hanno la capacità di fare risuonare dentro di noi gli stessi sentimenti.
In quei momenti proviamo i sentimenti negativi come se fossero nostri, li facciamo propri, e da lì in poi scatta la dinamica dell’energia che cerca espressione di cui abbiamo parlato prima.

Chi è la vittima del Trolling?

Il Troll non sceglie i post a caso.
In un certo senso non sceglie una vittima, ma uno specchio da distruggere per non sentire il dolore della propria vita.
Molto raramente attaccherà te in quanto “tu”, ma solitamente attaccherà te perchè sei diventata la rappresentazione di un suo desiderio che lui sente di non potere esaudire, e il cui non esaudimento gli provoca immenso dolore interiore.

Gli errori della Boldrini

Alla luce di quanto detto finora iniziamo ad avere un quadro più comprensivo del fenomeno, e possiamo iniziare ad intravedere gli errori e le leggerezze commesse dalla Boldrini.

Ha convertito in personale gli attacchi portati contro ciò che lei rappresenta

Abbiamo capito che il Troll non attacca la persona, ma ciò che questa persona rappresenta per lui in quel momento.
Nel momento in cui la Ministra Boldrini ha raccolto i commenti e li ha ripubblicati sotto forma di screenshot per esporre i suoi commentatori al pubblico, di fatto ha prelevato degli attacchi compiuti contro ciò che lei rappresenta (quindi il suo ruolo) e li ha trasferiti su un piano personale.
In questo modo ha mancato la reale natura dei commenti incriminati, o comunque della gran parte di essi.

Non ha filtrato gli utenti

Abbiamo visto che le cause dell’origine di un Troll sono multi-fattoriali, per cui i Troll non sono tutti uguali.
Ad un estremo abbiamo chi deliberatamente pubblica commenti di odio, e non è da escludere che dietro alcuni di questi si nascondano anche dei suoi rivali.
All’altro estremo abbiamo il cittadino comune, forse di una certa età ma obbligato ad accettare lavori umili e mal pagati per i quali non riesce ad arrivare a fine mese, che una sera torna a casa più affranto del solito, carico di odio e di rabbia nei confronti di una classe politica che ai suoi occhi gozzoviglia a sue spese, apre il Facebook di turno, trova il post del politico già carico di insulti, e in lacrime decide di sfogare tutta la sua rabbia e il suo dolore.
Entrambi gli estremi sono stati messi alla pubblica gogna a pari merito.

Ha focalizzato l’attenzione sulle singole persone, non sul problema in sè

Pubblicare gli screenshot dei commenti con i nomi dei commentatori in chiaro significa puntare i riflettori sulle singole persone (che di fatto sono state a loro volta attaccate dagli haters).
Pubblicare gli screenshot degli stessi commenti con i nomi dei commentatori oscurati significa puntare i riflettori sul gesto in sè.
La Boldrini ha scelto la prima opzione.
Ha scelto di scendere dal suo ruolo istituzionale e di punire chi le ha mostrato odio generarando a sua volta odio su queste persone.
Da quel momento in poi non si parla più del fenomeno del Trolling in sè, nè dei confini della libertà di espressione, ma delle singole persone.

Ha fornito un esempio che, se imitato dalle persone comuni, potrebbe rivelarsi dannoso per la vita di queste persone

L’Essere Umano, quando non ha gli elementi necessari al problem solving di una situazione, prende spunto da chi ce l’ha già fatta, o comunque da chi si è già mosso verso la direzione della risoluzione.
E’ così che impariamo, ed è così che siamo nani sulle spalle di giganti.
Le persone comuni vittime di Trolling spesso sono disorientate, spaventate, anche arrabbiate, non sanno come comportarsi e mettere fine agli insulti.
In molti casi sono persone che hanno poca dimestichezza con i mezzi di comunicazione digitali (come potrebbe essere un social network) o, meglio, con le dinamiche che avvengono all’interno di queste piattaforme.
Il clamore mediatico suscitato dal gesto della Boldrini rischia di fornire un pericoloso esempio che potrebbe venire imitato per via della frustrazione, rabbia e paura delle altre vittime di Trolling.
Rischiamo di mandare a queste persone il messaggio per cui basta questo semplice gesto per prendersi la propria rivalsa nei confronti di chi le insulta.

Davvero prelevare gli insulti e ripubblicarli sul nostro profilo è una mossa efficace per difenderci da questi attacchi?

Donne mettetevi in sicurezza: non imitate la Boldrini!

Se anche voi siete vittime di Trolling, forse troverete il gesto della Boldrini molto allettante.
Un gesto semplice, come quello di condividere una serie di screenshot degli insulti con i nomi dei commentatori in chiaro, e queste bestie si metteranno paura, e non solo vi lasceranno in pace ma addirittura vi chiederanno pubblicamente scusa ammettendo il loro errore.
Una figata!
Del resto stiamo già leggendo di commentatori che stanno chiedendo pubblicamente scusa alla Ministra Boldrini.

Se hai già preparato il tuo bel collage di screenshot e stai per cliccare sul tasto di pubblicazione fermati un attimo e ragiona: tu sei la Boldrini?
Hai davvero la possibilità di rendere virale il tuo collage degli insulti ricevuti e spalmarlo su tutti i media principali in modo che i commentatori, che a loro volta saranno subissati di insulti, muoiano per la vergogna e ti chiedano pubblicamente scusa?
Hai un ruolo abbastanza potente tale per cui i commentatori si sentano implicitamente minacciati a livello penale, e vedano la loro vita potenzialmente rovinata da eventuali provvedimenti disciplinari?
Hai un’aura di protezione tale per cui nessuno si sognerebbe di vendicarsi fisicamente su di te?
Se la risposta a queste domande è affermativa, allora puoi smettere di leggere questo articolo, fai le tue mosse e buona fortuna.

Se invece come me sei una persona qualunque, con poche decine di contatti personali su Facebook che ti danno veramente retta, nessun potente media alle spalle, nessun potere in campo giudiziario, allora fermati un attimo e continua a leggere i rischi che correresti imitando il gesto.

Non puoi sapere chi c’è dietro quel commentatore nè come questo potrebbe reagire

A meno che tu non abbia il potere di schiacciare il Troll psicologicamente, emotivamente e socialmente, se tu imitassi il gesto della Boldrini correresti il fortissimo rischio di generare ancora maggiore odio verso di te da parte del Troll.
Il Troll, anzichè impaurirsi e chiederti pubblicamente scusa, si sentirebbe investito di importanza, e ciò che forse in principio era un suo sfogo isolato potrebbe diventare una sua missione di vita, peggiorando la situazione.

Se tu non hai l’aura di intoccabilità di cui gode un politico, un personaggio ricco oppure famoso, un altro rischio è che il Troll in questione, investito della sua missione di vita, pensi di passare dal virtuale al reale, sapendo di potersi avvicinare a te in ogni momento.
Non sto parlando necessariamente di maltrattamenti fisici o di abusi sessuali, ma anche stalking oppure insulti in pubblico.

Insomma rischi di ottenere l’effetto opposto: anzichè sopprimere l’odio nei tuoi confronti rischi di alimentarlo, innescando una spirale dalla quale sarebbe sempre più difficile uscire.

E’ come se la Boldrini si fosse difesa con un bazooka, e tu volessi imitarla difendendoti con un tagliacarte.

Cosa fare se si è vittima di Trolling

Se senti di essere vittima di Trolling reiterato, ossia sei perseguitata da alcune persone che ti rendono la vita digitale difficile per mezzo di insulti pubblici, la prima cosa che devi fare è rivolgerti alle Associazioni che si occupano di difendere le donne vittime di abusi sia fisici che psicologici.
Loro sapranno fornirti dei consigli professionali mirati, oltre che fornirti supporto nel difficile percorso che stai per intraprendere.

Un’altra grande risorsa da tenere sempre in mente è la Polizia: se senti di essere anche in serio pericolo non esitare a recarti presso la stazione di Polizia più vicina a te, oppure ad una lontana se hai paura che il malintenzionato o qualche suo conoscente potrebbe vederti entrare dalla Polizia.
Di nuovo, ricordati che esistono delle Associazioni che possono aiutarti anche in questo, se hai paura di agire in prima persona.

Nel frattempo, sul digitale puoi seguire dei piccoli ma preziosissimi accorgimenti.

Evita i sensi di colpa

Tieni sempre bene in mente che il Troll non sta insultando te, ma ciò che per lui stai rappresentando nella sua vita in quel momento.
E questo non è un problema tuo: è un problema suo, senza se e senza ma.
Fine della questione.

Don’t feed the Troll

“Non nutrire il Troll” è una regola aurea quando si ha a che fare con questi personaggi.
Significa che la cosa peggiore che potresti fare è rispondergli per le rime, oppure cercare di ragionare con lui.
Ricorda quanto detto prima: lui non sta insultando in cerca di un confronto, nè sta insultando te.
Lui sta sfogando un suo disagio interiore, e lo sta facendo scaricando il suo malessere su ciò che tu gli stai rappresentando in quel momento.
Se tu gli rispondessi, lui vedrebbe riconosciuta l’efficacia del suo gesto e capirebbe che tu sei una persona sulla quale si può sfogare, e questo alimenterebbe la sua attività.

Sfrutta il design delle piattaforme social per “oscurare” i commenti del Troll

Le piattaforme dei social network sono disegnate per essere un ininterrotto flusso di coscienza in cui un post scompare nelle retrovie molto velocemente, a volte nel giro di poche decine di minuti.
Questo avviene per presentare agli utenti contenuti sempre nuovi.
Anche all’interno di un singolo post i commenti seguono all’incirca la stessa dinamica: la piattaforma evidenzia i commenti più recenti, mentre per leggere quelli più vecchi è necessario scorrere la pagina, oppure cliccare su una dicitura tipo “Visualizza i commenti precedenti”.
Poche persone si prenderanno la briga di leggere i commenti oscurati in questo modo, anzi spesso la loro attenzione sarà focalizzata sull’esprimere se stessi in un modo quasi narcisistico, prima che ascoltare cosa hanno da dire gli altri.
Se un tuo post è stato oggetto di un pesante insulto, puoi sfruttare questa caratteristica contattando le tue amiche e chiedendo loro di commentare non al commento del Troll, ma al tuo post, in modo che l’insulto venga oscurato tra i commenti più vecchi (e quindi meno visibili) e l’attenzione dei tuoi lettori rimanga concentrata sul tuo post come se nulla fosse accaduto.
In questo avrai privato l’insulto della sua visibilità, e quindi della sua forza.
Potreste anche creare un gruppo di solidarietà, una task force sempre pronta a supportare le vittime di insulti.

In conclusione

La Rete è un grande e sconfinato oceano, e come tale è fatta di tanti piccoli e adorabili pesciolini colorati, e ambienti ricchi di emozioni e luoghi da esplorare.
Ma è anche abitata da pesci molto pericolosi, e purtroppo a volte noi ne incontriamo uno.
Sta a noi capire fino a che punto realisticamente siamo in grado di fronteggiare l’aggressore, e quando invece abbiamo bisogno di un aiuto.
Chiedere non è vergognoso, anzi è segno di maturità.
E prima di fare di testa propria, consultate un esperto in materia che sappia consigliarvi mantenendovi in sicurezza.

Spero che questo articolo ti possa essere utile, e se hai qualcosa da commentare o da aggiungere puoi liberamente commentare qui sotto nel riquadro, oppure scrivermi direttamente a bullismoonline@gmail.com .

Dr Ivan Ferrero
Psicologo dei Nuovi Media

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