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Il Cyberbullismo si avvale delle caratteristiche del Web per esprimere tutta la sua efficacia.
Tra queste, una caratteristica fondamentale è la capacità di rendere virale un post: dal momento che il principale obiettivo di un atto di Cyberbullismo è l’umiliazione psicologica della vittima, è necessario che il post pubblicato diventi il più virale possibile.
Se questa diffusione non avviene, l’atto di Cyberbullismo è un flop.

Ma quali sono le caratteristiche che rendono un post condiviso sui social network virale?

Lo abbiamo chiesto a Christian Forgione, consulente web marketing. Ho scelto lui perchè mi ha colpito il suo mood totalmente digital, un padre che, vedendo crescere il suo bambino di 4 anni circondato da nuove tecnologie, ha scelto d’impegnarsi a migliorare la cultura digitale non solo delle aziende clienti ma di tutti quegli adulti che vogliono caprine di più di questi “nuovi” strumenti. Nella sua vita professionale tiene corsi in aula e in azienda su queste tematiche.

Christian, il termine “viralità” è sempre più diffuso e attuale, ma in che cosa consiste precisamente? Perchè un contenuto pubblicato su Internet diventa virale?

Forse avrete già sentito questa esclamazione, non associata ad una nuova influenza o virus intestinale, bensì a qualche contenuto (tipicamente video) mostratovi sul cellulare di qualche amico o figlio.

Una volta (chi scrive è nato nel 1978, quindi ha vissuto gli anni 80 e 90 dove il massimo della vitalità erano i pidocchi all’asilo), il termine era associato esclusivamente all’influenza che tra bambini si propagava alla velocità della luce. Il mezzo di propagazione era l’aria che si condivideva in luoghi in cui ci si ritrovava a stare a stretto contatto, come la scuola.

Oggi, invece, il termine viralità viene associato soprattutto a contenuti che si diffondono a velocità 1000 volte superiore rispetto alle influenze di quando ero bambino.

Questi contenuti virali trovano linfa nei cellulari connessi ad internet dove, tramite gli account Facebook o Whatsapp, vengono condivisi rapidamente e quindi raggiungono sempre più persone.

La viralità di un messaggio non è cosa del tutto nuova, ma i mezzi di comunicazione digitali ne hanno modificato ampiamente la portata: come svela un articolo de “Il Post”, già nell’Ottocento si avevano fenomeni di diffusione virale delle notizie e delle fake news, o “bufale”. La vera differenza, però, è che la propagazione di una notizia era molto più lenta e circoscritta nello spazio.

Inoltre, nonostante la diffusione potesse intaccare la reputazione soprattutto dei personaggi pubblici, prima del web non esistevano mezzi che permettessero a migliaia di persone in contemporanea, da ogni parte del mondo, di riversare in tempo reale tutto il proprio odio andando a ricercare un contatto diretto con la persona messa alla berlina. Il progetto US NewsMap studia proprio il fenomeno della viralità prima di internet.

US NewsMap war keyword

Uno degli ultimi casi di propagazione di un messaggio in modo rapido e massiccio è stato quello che ha visto protagonista la direttrice di una piccola filiale di Banca Intesa e gli altri dipendenti, diventato virale, appunto, in pochissimo tempo.

Il video, girato per un contest interno, non era pensato per circolare al di fuori delle varie sedi aziendali, è un filmato artigianale nel quale i dipendenti di ogni filiale si sfidano nel presentare con creatività la propria sede.

Evaso dai confini aziendali, però, il filmato è diventato virale e ha scatenato il web con una ondata di cyberbullismo riversatasi in particolar modo sulla direttrice della filiale, tanto da spingerla a rendere invisibile nelle ricerche il proprio profilo Facebook per arginare i commenti e le derisioni delle migliaia di persone che hanno scelto di prenderla di mira in modo diretto.

Banca Intesa Sanpaolo video virale 01(Fonte: Il video virale della direttrice di banca che scatena gli odiatori del web)

Banca Intesa Sanpaolo video virale 02

(Fonte: Il video virale di Intesa Sanpaolo e la gogna senza senso dei social)

Oppure, sicuramente ognuno di noi avrà visto qualche filmato fatto ad un amico o amica e non ha resistito a diffonderlo a sua volta.

Ma cosa rende questi contenuti VIRALI?

Perché alcuni tipi di video sono virali ed altri no?

LE PERSONE CONDIVIDONO CIÒ CHE LE FA EMOZIONARE.

Le emozioni sono il motore principale di ogni azione umana e anche sui social media e in internet questa regola di reazione del nostro cervello viene rispettata.

Una tra le più celebri classificazioni delle emozioni è quella dello psicologo statunitense Robert Plutchick, (1927 – 2006), docente presso l’Albert Einstein College of Medicine e professore a contratto presso la University of South Florida. Dedicando la sua vita allo studio delle emozioni, lo psicologo è arrivato alla teorizzazione delle otto emozioni primarie, rappresentate nello schema qui riportato come quattro coppie contrapposte.

In quello che viene chiamato il fiore di Plutchick, le emozioni contrapposte sono rappresentate con colori più intensi al centro e più leggeri allontanandosi verso l’esterno, per rappresentare i diversi livelli di intensità delle emozioni.

Fiore di Plutchik

(Fonte: Motivation and emotion/Book/2014/Plutchik’s wheel of emotions)

Tra i vari petali colorati troviamo dei petali bianchi, che rappresentano gli stati d’animo derivanti dall’incontro di una coppia di emozioni.

  • gioia + accettazione = amore
  • collera + aspettative = aggressività.

Lo stato d’animo è l’impulso principale della condivisione.

Più un contenuto (foto, video, testo, audio…) ci coinvolge, più saremo predisposti a condividerlo e dargli VIRALITÀ.

In conclusione, quindi, un video non è VIRALE per colpa di Facebook ma per la capacità di scatenare uno stato d’animo!

La teoria delle emozioni di Plutchick ci fa capire perché siamo spinti, in modo istintivo, alla condivisione di ciò che stimola in noi uno stato d’animo: vogliamo manifestare lo stato d’animo rendendo noto alla nostra cerchia di conoscenza cosa lo ha scatenato, cercando approvazione e conferme.

Ciò che dovremo sempre più imparare a controllare e applicare è la capacità di comprendere se il contenuto stia ledendo l’immagine di qualcuno o se stia prevaricando l’intimità di una persona, per non lasciare che sia una emozione istintiva a guidare il nostro comportamento, portandoci a danneggiare il prossimo.

Christian Forgione
https://www.christianforgione.com

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